PREMIO LUCIANO RUSSI
PER GLI STUDI STORICI
QUARTA EDIZIONE / 2021

LE MOTIVAZIONI
Premio Luciano Russi
Borse di studio

Con un evento online nei giorni scorsi si è svolta la quarta edizione del Premio Luciano Russi per gli studi storici. Nonostante tutte le difficoltà legate all’emergenza del Covid, la Fondazione ha voluto mantenere l’appuntamento che considera centrale nella sua attività. Come tradizione sono state attribuite due borse di studio ad altrettante giovani ricercatrici ed è stato premiato uno studioso di chiara fama, Carlo Ginzburg.

Di seguito proponiamo alcuni brevi stralci delle motivazioni dei riconoscimenti assegnati.

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Nel proporre al Prof. Ginzburg il conferimento del Premio Russi, ci siamo riferiti a lui come il destinatario ideale del nostro riconoscimento. In questo caso l’aggettivo “ideale” è stato utilizzato di proposito per indicare la rispondenza fra l’idea che abbiamo (come fondazione) della esigenza di riportare gli studi storici in una posizione più rilevante nella cultura e nel dibattito pubblico italiano, e l ‘azione di un autore che ha provveduto a dilatare i confini della storia, scuotendo gli ambienti accademici, sempre nel rigore assoluto della ricerca, per suscitare una attenzione mai avuta prima verso, per esempio, la storia delle mentalità e delle culture del Cinque-Seicento. Per oltre cinquant’anni egli ha condotto i suoi lettori verso territori in cui ai documenti d’archivio si aggiunge lo sguardo, l’attenzione all’immagine, all’arte, l’analisi filologica, in un crescendo di osservazioni indotte fino ad arrivare a produrre un vero e proprio stupor storico. La ricerca storica, per Ginzburg, non è un procedere secondo regole prestabilite, seguendo percorsi preventivamente decisi, ma un ricostruire a posteriori quel che si è fatto, individuandone il come e il perché. Includendo in ciò il caso e la necessità, l’accidente inaspettato, e tutto quanto possa far deviare da un percorso lineare. Sempre nel totale rispetto delle regole del gioco, cioè del controllo filologico di testi e documenti. L’unico modello, forse, cui conviene ispirarsi è quello del palinsesto, per l’abitudine di riprendere continuamente in mano i propri scritti, effettuando lievi ritocchi o aggiunte che rappresentano al meglio l’incessante lavoro dello storico, il quale non potrà mai accontentarsi della scrittura, bensì dovrà sempre dedicarsi alla continua riscrittura delle proprie opere. Capita anche che il mestiere del lettore si innovi con le riletture, quando si affronti nuovamente un libro di Ginzburg, come nel caso di Occhiacci di legno (ripubblicato nel 2019 da Quodlibet), dedicato allo spaesamento, alla distanza intesa come sguardo inedito sulla realtà, in cui, fra i dieci saggi proposti sull’argomento, si legge di un dilemma morale, legato agli effetti della distanza. Quando un uomo diventa ai nostri occhi piccolo come una rondine o insignificante come una formica ci è più facile ucciderlo. Uccidereste un vecchio e morente mandarino cinese? Ginzburg riprende questo dilemma morale per metterci in guardia proprio dalla distanza, da un'idea di distanza che affievolisce il sentimento. Alla fine, l’importante non è offrire soluzioni al dilemma, ma comprenderne la portata, consentendoci, attraverso gli “Occhiacci di legno” di Carlo Ginzburg, di vedere e denunciare la violenza in cui la nostra modernità è immersa.

Liberti Rita, Illustrated Risorgimento:  Il  discorso  nazionalista  fra  attualità  e  cultura visuale. Il caso dell’Illustrated London News (1842-1864), Università degli Studi di Bari.

La  tesi  in  oggetto indaga il ruolo  svolto  dalla  stampa  illustrata  del  XIX  secolo  nella  costruzione  di  un immaginario collettivo e politico, che vedeva nell’identità nazionale il più alto valore condiviso. L’analisi si concentra, in particolare, sulla prima rivista al mondo completamente illustrata, tra le più popolari nella Londra vittoriana e tra le più longeve, in grado di sopravvivere al caotico mondo editoriale  ottocentesco,  ancora  privo  di  regolamentazione:  “The  Illustrated  London  News”, fondata nel 1842; la cui ultima pubblicazione risale al 2003.

L’elaborato si caratterizza, dunque, per la  metodologia  di  ricerca,  per  i  risultati  che costituiscono  un  elemento  certamente  innovativo  nel  panorama  degli  studi  sul  giornalismo politico ottocentesco, e per lo stile di scrittura chiaro e lineare.

Devescovi  Lucia, Leadership  e  popolo  negli  Stati  Uniti  di  Theodore  Roosevelt:  una Democrazia  del  pubblico?, Università  degli  Studi  “Cattolica  di  Milano”.

Il lavoro di tesi propone un’analisi di concetti chiave del pensiero politico  quali  “popolo”,  “leadership”  e  “sovranità”,  ponendoli  in  relazione  al particolare contesto statunitense, anche in questi ultimi mesi, come è noto, al centro di note e controverse  vicende  elettorali,  espressione  di  contraddizioni  sociali  ancora  lontane  da  una qualche definitiva risoluzione. Nell’elaborato si illustra, con dovizia di particolari, il  delicato  rapporto  sussistente  tra governanti e governati nel sistema americano, nel periodo di stravolgimenti politici e sociali tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, attraverso un confronto tra gli effetti apportati dalla presidenza di Theodore Roosevelt e le caratteristiche salienti della “teoria della democrazia del pubblico”, elaborata da Bernard Manin alla fine del Novecento.

La  tesi  della  dottoressa  Lucia  Devescovi,  oltre  a  dimostrare  notevoli  capacità  in  ordine  all’organizzazione del ricco materiale e delle argomentazioni, testimonia  attenta  sensibilità critica  e  spiccata  propensione  agli  studi  politologici  da  parte  dell’Autrice,  dotata  nel complesso anche di buona qualità di scrittura.